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PRINCIPI VALIDI PER COLORO CHE REALIZZANO E VENDONO SIA OPERE CHE OGGETTI RIGUARDANTI L’ARTIGIANATO ARTISTICO

Chiunque realizzi qualsiasi cosa riguardante le Arti Visive (pittura, scultura, grafica, fotografia, computer art…) lo deve considerare come frutto del proprio ingegno, e quindi è un autore d’opera d’ingegno. Esiste una legge a regolare la materia, la N°643 del 1941 “PROTEZIONE DEL DIRITTO D’AUTORE E DI ALTRI DIRITTI CONNESSI AL SUO ESERCIZIO” di competenza dapprima del Ministero della Cultura Popolare, e successivamente della Presidenza del Consiglio dei Ministri. (per il testo della Legge n. 633/1941 si rinvia a http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2014/05/05/14A03401/sg). 

 
Oggi con le nuove norme di tutela del diritto d’autore ( Legge 248/2000 ), viene delegata ad occuparsi di proteggerne i diritti la Sezione OLAF della SIAE (http://www.siae.it/index.asp). Per realizzare le opere d’ingegno non occorrono permessi, licenze o quant’altro, cosi come per vendere le proprie opere d’ingegno non occorrono partita IVA, iscrizioni di alcun tipo o altro, se la vendita viene effettuata direttamente dall’autore. 
 

Chi vende il proprio prodotto è libero di farlo come e quando vuole, il registrare l’opera o iscriversi alla SIAE serve solo a cautelarsi contro eventuali ulteriori ricavi economici originati dallo sfruttamento dell’opera da parte di terzi, in quanto l’autore, pur avendo venduto l’opera, conserva la paternità e quindi tutti i diritti di sfruttamento economico della stessa. 

 

Infatti l’autore vende l’opera ma non lo sfruttamento dell’opera, e se il nuovo proprietario dovesse avere dei ricavi dallo sfruttamento dell’opera, a questi ricavi si applicano i diritti dell’autore. Se io, autore, sfrutto direttamente la mia opera non devo pagare per questo la SIAE, in quanto questa serve a proteggere i miei diritti che, a loro volta, verranno pagati a me. Registrare un’opera alla SIAE significa assicurarsi che nessuno possa sfruttarla senza pagare l’autore, ma non garantisce niente, e non dà niente, soprattutto se l’opera non è stata ancora venduta o posta in circolazione. 

 

Per quanto riguarda le imposte e le modalità relative, se l’ammontare annuo del ricavato rientra in € 5.000,00 viene considerato un regime minimo di lavoro autonomo, in quanto lavoro occasionale e saltuario, per cui l’acquirente (e non il venditore!), se vuole, fa la ritenuta d’acconto. Se invece il ricavato annuo dell’autore supera € 5.000,00 (per un singolo committente) è necessario aprire solamente la partita IVA; tutto il resto non riguarda l’autore, e non è obbligatorio (licenza di vendita, camera di commercio, ditta individuale , società varie, etc. etc). 

 

Per le modalità di registrazione delle proprie opere vedere la Sezione Arti Visive della Siae.

  • A seconda del comune esistono varianti e limitazioni sul tema, c’è chi chiede una dichiarazione chi non chiede nulla, alcuni comuni hanno aree vietate e aree libere per tale esercizio, in alcuni comuni turistici è persino consentito mettersi in strada/piazza e vendere tranquillamente purchè non si intralci e non si arrechi danno ai passanti.
  • E’ vietato esporre i prezzi sui prodotti, la sanzione è intorno ai 6000 euro
  • Esistono restrizioni sul tipo di prodotto artistico che si può vendere.
  • Il supporto che tiene l’opera d’arte (tela, marmo, legno, maglietta ecc.. ) viene ceduto a titolo di regalo e non ha valore commerciale, la vendita in-teressa la parte artistica (per questo le stampe in serie non possono essere vendute, mentre la singola stampa si), è un cavillo sottile ma fa la dif-ferenza tra commercio e vendita di arte/ingegno
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